Svalutazione monetaria della Repubblica di Weimar
Data: venerdì 28 ottobre 2022

Cari lettori di Numismatica Ranieri, in questo articolo del nostro blog numismatico vi racconteremo la storia della svalutazione monetaria della Repubblica di Weimar risalente al primo dopoguerra, uno periodi storici più bui della Germania.


Weimar svalutazione monetaria

La svalutazione monetaria tedesca del primo dopoguerra, fenomeno noto a chiunque conosca un po' di storia del XX secolo, è testimoniata da abnormi emissioni di cartamoneta, obbligazioni statali e valori postali con nominali nell'ordine di miliardi e di bilioni di marchi e ci porta a riflettere sulle gravi motivazioni economiche interne e di politica finanziaria internazionale che furono concause di quel disastro senza precedenti.

In tale contesto è pur rilevante tenere in considerazione, come osservò il Kindlegerger, che "quando la svalutazione e l'inflazione interna, accelerando, si traducono in iperinflazione, dopo un certo lasso di tempo la zecca della Banca centrale non riesce più a tenere il passo. Allora, l'offerta di moneta in termini reali decresce e il sistema monetario precedente si disintegra. La gente spende il più rapidamente possibile, non essendo disposta a detenere attività che perdono di valore".

Per certo, il marco tedesco aveva iniziato a dare segni di deprezzamento sin dal primo anno della Grande guerra, allorché il crollo del cambio della moneta rese illusorie le entrate tributarie che dovevano assicurare al Tesoro gli introiti necessari per fronteggiare le necessarie spese, fra le quali la corresponsione degli interessi sui buoni patriottici, che avevano incrementato il Tesoro di oltre 100 miliardi di marchi. Di conseguenza, una parte rilevante delle necessarie ed indifferibili spese crebbe in proporzione esatta all 'aumento del cambio e a quello dell'abnorme circolazione monetaria, sicché l'inflazione divenne praticamente l'unica risorsa dello Stato per fronteggiare la crisi: da qui la miriade di emissioni di cartamoneta!

Ad aggravare la situazione fu la questione del risarcimento dei danni di guerra in favore delle potenze vincitrici, alla quale la sconfitta Germania era tenuta con l'Austria che, nel frattempo, era stata incorporata alla Germania. Sicché, all'impossibilità da parte del Tesoro tedesco di onorare il rimborso degli interessi e dei prestiti maturati in favore dei cittadini, si aggiunse l'importo che la Commissione per le riparazioni, nell'aprile del 1921, aveva fissato in 132 miliardi di marchi-oro, oltre ad una tassa sulle esportazioni del 26% per 42 anni.

Per regolare il debito la Germania si impegnò allora ad emettere obbligazioni, che sarebbero state acquistate dagli Americani, mentre i proventi della vendita dovevano essere girati ai destinatari delle riparazioni con il rimborso (ipotetico) delle obbligazioni.

Esaminiamo, a questo punto, le emissioni di cartamoneta pur premettendo che, dal 5 agosto 1914 al 15 settembre 1922, il Tesoro tedesco intervenne con proprie emissioni (simili ai nostri Buoni di cassa cartacei e ai Biglietti di Stato) nei tagli da 1, 2, 5, 10, 20 e 50 marchi, a cura della Darlehnskassenschein, ossia Cassa dei prestiti (cioè la medesima che emise i biglietti d'occupazione nel Veneto invaso, con datazione 1 gennaio 1918).

 

LE REICHSBANKNOTE

L'ultima emissione del periodo bellico, datata 20 ottobre 1918, ha un valore nominale di 50 marchi; in seguito, i tagli cartacei raggiunsero un numerario a 7 cifre, in emittenze di 10 serie (da A a K) stampate su due tipologie di carta filigranata; il numerario ci indica che ciascuna delle dieci serie scattava ogni 9.999.999 esemplari, per cui l'ammontare dell'emittenza (anche con numerario di sei cifre) è da considerarsi sui 60 milioni di biglietti, realizzata anche con l'intervento di stamperie private l'esecuzione del numerario (di diversa tipologia); a queste stamperie si ricorrerà anche per le future emissioni di reichsbanknote.

Quest'emissione è molto ricercata dai collezionisti.

Segui, dopo l'abdicazione di Guglielmo II (9 novembre 1918) e l'armistizio con l'Italia (11 novembre 1918), un'altra emittenza di biglietti di 50 marchi, datata 30 novembre 1918: trattasi di nuova tipologia (serie Al-K400) ad alta tiratura, di quotazione numismatica inferiore alla precedente.

Da qui, ad iniziare dal 24 giugno 1919, il valore nominale della cartamoneta cominciò a diventare galoppante con tagli che, intercalandosi fra diverse date, raggiunsero rapidamente il valore di 1 milione di marchi, dopo la proclamazione della Repubblica di Weimar (11 agosto 1919).

Fino al mese di dicembre 1922 1'inflazione sembrava contenuta, poi la questione si deteriorò ulteriormente quando, l'11 gennaio 1923, truppe belghe e francesi varcarono il confine tedesco occupando il territorio della Ruhr per sequestrare tutto il carbone ed il legname che da quel territorio non era mai stato spedito in Francia ed in Belgio in riparazione dei danni di guerra. Come conseguenza, gli operai della Ruhr interruppero i lavori: per assistere gli scioperanti, il governo tedesco fece ricorso alla stampa di banconote aggravando l'inflazione monetaria, il cui circolante raggiunse livelli insostenibili.

Di conseguenza, il 1 giugno 1923, apparvero i primi biglietti da 5 milioni di marchi, seguiti da tagli di 2 milioni con datazione 23 luglio 1923: l'inflazione si stava ingigantendo.

Fra tagli minori di 50.000 e 200.000 marchi (in numerario privatistico) si inserirono i tagli da 20 e da 50 milioni con datazione 25 luglio 1923. Tuttavia, è solo dal giorno 22 agosto 1923 il primo salto di qualità con esemplari da 100 milioni, realizzati su carta in svariate filigrane ed emessi anche da tipografie private, che hanno raggiunto serie con 8 cifre, determinando un'emittenza di oltre 500 milioni di marchi.

Seguirono emittenze di tagli inferiori, ma sempre nell'ordine di milioni di marchi per sfociare, ad inflazione culminante, in una lunga serie di emittenze che raggiunsero un numerario ad 8 cifre e, con datazione dal 10 settembre, sino a 500 milioni di marchi. Dal 5 settembre apparve il primo taglio da I miliardo, seguito (10 settembre) dal taglio da 10 miliardi. Poi si dovettero utilizzare tutte le serie non circolate dell'emissione di 1.000 marchi del 15 febbraio 1922, che furono soprastampate per 1 miliardo. Ancora 10 miliardi il 15 settembre, seguito da altra tipologia del medesimo valore nominale datata ottobre 1923.

Ma, dopo appena 25 giorni, esattamente il 26 ottobre, fecero la comparsa i primi tagli nell'ordine dei bilioni di marchi, ad iniziare da 1 bilione del 1 novembre, sino ai 100 bilioni del 15 febbraio 1923, seguito da tagli da 2 bilioni del 15 marzo 1924 (ultima emittenza).

Per certo, tutto il capitale tedesco disponibile era stato consumato nelle spese di guerra e nelle riparazioni ai vincitori. In questo clima di incertezze e di crisi politica maturò il putsch di Hitler (8 e 9 novembre 1923).

 

NOTENBANK E NOTGELD

Ad intervenire nel circolante cartamonetario furono chiamate le grandi banche regionali: la Badische, la Bayererische, la Sachsische e la Wuttembergische che avevano sospeso le proprie emissioni nel 1911, riprese durante la prima guerra mondiale con tagli di modesto valore nominale sino al 1922, ma raggiungendo cifre iperinflazionate nel successivo anno. Ma non è tutto, perché un'ulteriore miriade di emittenze che raggiunsero i miliardi, poi i bilioni di marchi, venne effettuata a ministeri (per le ferrovie, ad esempio, la Reichsbank emise tagli da 1 a 200 milioni di marchi) e da uffici federali dislocati in tutte le regioni del Reich (per le tutte le emissioni si rimanda al Catalogo Pick, tomo l, dal n. S/1.001 al n.380: si tratta di ben 380 tipologie di esemplari, oltre le varianti, dai quali il collezionista specializzato potrà attingere ulteriori notizie).

Comunque, alla fine del 1922, la circolazione della moneta a corso forzoso rappresentava già il 10% rispetto a quella della Reichsbank e, verso la fine del 1923, circolava tanto corso forzoso quanto denaro della Reichsbank.

Ovviamente, queste emittenze concernono le esigenze del grande circolante stante che, per la monetazione spicciola (cioè il piccolo circolante metallico) le diverse zecche tedesche avevano provveduto con monetine d'alluminio nei tagli di 50 pfenning (dal 1919 al 1922), di 3 marchi (1922), da altre di 3 marchi per l'anniversario della costituzione (11 agosto 1922) emesse con datazioni 1922 e 1923; poi, nel 1923, si aggiunsero gli alti tagli d'alluminio di 200 e 500 marchi.

L'insufficienza di detto circolante indusse, allora, diverse ditte commerciali tedesche a far coniare, in proprio, gettoni-moneta d'alluminio; successivamente, altre ditte, fecero incapsulare francobolli tedeschi che ne determinavano il valore (le relative spese furono compensate dalla pubblicità).

Successivamente, per ovviare a tale produzione commerciale, il governo provvide ad autorizzare altri enti, cioè banche, comuni e province a far emettere localmente, per le transazioni in ambito locale, i notgeld, cioè biglietti di necessità; i primi notgeld hanno la sola indicazione del valore, la data e l'indicazione dell'emittente, mentre, dal 1918 i notgeld assunsero la fisionomia caratteristica della policromia, esaltando paesaggi naturali, ma anche personaggi (come Froben, Federico Il, Goethe, ecc...) nonché evidenziando monumenti locali.

Ma è solo dal 1921, nel dopoguerra, che i notgeld assunsero connotazioni di rilievo artistico, come la serie della città di Altenburg, con l'emittenza di tre tipi del taglio di 50 pfenning in cui si esaltano i condottieri d'epoche remote (1455).

Per la città di Amburgo è interessante il taglio da 1 mark nel quale si ironizza un portatore d'acqua in periodo di carenza idrica, mentre il taglio da 50 pfenning ironizza su un signore che difende una donna aggredita da una scimmia nello zoo: anche la città di Altona, in una serie di quattro valori (due da 25 pfenning e uno da 75) ironizza su prestigiatori e scene locali; la città di Eisenach, in quattro esemplari da 50 pfenning, ricorda invece personaggi d'epoca fra cui J. S. Bach, riproducendo le loro firme; altri quattro personaggi sono rappresentati in quattro tagli da 25 pfenning a cura della città di Stotel.

Ancora il 1 luglio 1921 la città di Bad Harzburg si dà a rappresentazioni di danze "tribali": nel taglio da 10 pfenning si legge (in traduzione): "Dove tanto tempo fa nella giungla ballavano i fantasmi e bevevano l'acqua fresca della sorgente, scorre oggi la santa sorgente del Dio Krobo. Fa contenti il cuore e gli occhietti chiari".

Nel taglio da 20 pfenning: "Molto tempo fa ballavano i fantasmi nel chiaro della luna, in cerchio sopra il prato di Donar. Ora lì giace come un mazzo di fiori coloato, una illustre casa di cura".

Nel taglio di 50 pfenning: "Sotto le querce di Harzburg puoi trovare i tigli di Berlino, la dolcezza di tutti i paesi, dove ti incanta la signora musica, la bella donna conservatrice; là si baciano il fantasma di bosco con il cinghiale".

Una serie del 21 dicembre 1921 della città di Gultig esalta, infine, il gioco degli scacchi.

Le emissioni del 1922 hanno caratteristiche diverse sia nel valore nominale che raggiungono i 10.000 marchi, ma anche sul tipo di realizzazione della stampa su stoffe (Città di Bielefeld) e su cuoio (stessa città nel 1623); ma si conoscono notgeld realizzati su legno, che sono molto ricercati dai collezionisti, costituendo vere curiosità appunto per detta tipologia di stampa, ma anche per la serietà delle emittenze, che, alle precedenti, si limitano ad evidenziare il valore nominale assunto alla vigilia dell'iperinflazione.

Si tratta, comunque, di una miriade di notgeld che, per la loro conservazione spesso in fior di stampa, lasciano supporre che, in pratica, siano poco circolati anche perché il valore nominale era, in quel tempo, insufficiente ad acquistare anche una caramella, stante che il pagamento di salari e stipendi si ricorreva ad inserire la cartamoneta in ceste (esistono valide foto d'epoca).

Nel 1923, quando l'inflazione fu ben determinata i comuni dovettero ricorrere ad emittenza più consone alle necessità del momento, sicché apparvero i notgeld emessi dalle Kassenskein dei comuni, ai quali si aggiunsero la città di Danzica e la regione della Renania-Palatinato, con emittenze da a 1 miliardo di marchi. Questi notgeld sono da considerarsi vera cartamoneta d'emergenza e costituiscono, con le emissioni delle reichsbanknote e delle notenbank, l'effettiva documentazione dell'iperinflazione tedesca negli anni 1923-1924. A fine del 1923 l'iperinflazione aveva toccato l'abisso: sono noti ai filatelici le grandi quantità di francobolli emessi (anche con idonee soprastampe), che hanno raggiunto il valore nominale di 50 miliardi di marchi.

Fatalmente, nel disastro, vi furono persone che si arricchirono: chi aveva debiti diventò ricco perché nel 1923 restituì marchi tedeschi svalutati per pagare denaro che, al tempo del prestito, aveva aggio sull'oro.

 

IL RENTENMARK E LA REICHSBANK

Tra i piani di una possibile deflazione proposti al governo fu accolta la necessità di creare una nuova banca da porsi sotto l'amministrazione di esperti; il capitale doveva essere garantito indirettamente da un'ipoteca generale privilegiata e direttamente costituito da titoli rappresentativi per metà sull'agricoltura e, per l'altra metà, su quelli industriali e commerciali.

Fu quindi creato il rentenmark (l'unità equivaleva a g 0,358422 di oro fino), che costituì un ponte di fortuna gettato per riguadagnare la moneta d'oro. Il cambio con il dollaro fu portato a 4,2 rentenmark, cioè azzerando tutti gli zeri dei bilioni nel periodo della svalutazione. Il marco-oro fu adottato anche da gran parte dell'apparato industriale tedesco, fra cui l'ElektrizitatsWerk Laupheim che emise buoni da un marco-oro quale corrispettivo del pagamento del consumo di 2 kilowatt, con datazione 15 novembre 1923.

Evidentemente si trattò di una valuta di transizione, la cui circolazione (i biglietti sono tutti datati 1 novembre 1923 nei tagli di rentenmark 1, 2, 5, 10, 50, 500, e 1000) entrò in vigore dal 15 novembre e sino all'11 ottobre 1924, anche se il nuovo presidente della Reichsbankonote, Hjalmar Schacht, aveva disposto che il rentenmark non sarebbe più stato ricevuto nelle casse dal 22 novembre 1923.

Comunque, unitamente alle banconote, le zecche del Reich emisero monetine di rame da 1 rentenpfenning (datate 1923, 1924, 1925 e 1929), nonché da 2 rentenpfenning di rame (datate 1923 e 1924), da 5 rentenpfenning sempre di rame (datate 1923, 1924 e 1925), da 10 rentenpfenning d'alluminio (datate 1923, 1924 e 1925), seguite da monete d'argento da 1 e 3 rentenmark (datate 1924 e 1925).

L'introduzione del rentenmark fu anche estesa, ovviamente, ai valori postali. La creazione del rentenmark fu attribuita a Schacht erroneamente, mentre è lo stesso che nel suo memoriale Magie del Geldes (nella traduzione italiana: Magia del denaro, p. 95) precisò che "dal punto di vista teorico il nuovo marco (rentenmark) era nient'altro che un aborto", al punto da ostacolarne la diffusione. Ovviamente, questa valuta fu sostituita dal nuovo marco della Reichsbank, con una produzione di banconote datata II novembre 1924 (tagli da IO, 20, 50, 100 e 1.000), produzione sospesa il ripristino del rentenmark (tagli da 50 rentenmark datati 20 marzo 1925, da 10 rentenmark datati 3 luglio 1925 e da 5 rentenmark datati 2 gennaio 1926). Solo per la storia del circolante, il reichsmark riprenderà il 22 gennaio 1929 (tagli da 10 e 20), poi dal 30 marzo 1933, pur convivendo con i nuovi tagli del rentenmark dal 6 luglio 1934, per volontà del Fuhrer che, nel 1939, si sbarazzò di Schacht, dichiaratosi contrario alla doppia circolazione del marco; Schacht fu sostituito da Funk che firmò i soli tagli da 5 reichsmark datati 10 agosto 1942 (ultimaemittenza nazista).

Ma, intanto, quali accadimenti in campo politico e finanziario internazionale avevano influito per la creazione della Reichsbank, quale nuovo istituto d'emittenza in sostituzione del rentenmark? Era tornata nuovamente alla ribalta la questione del pagamento dei danni di guerra da parte della Germania, ora che il nuovo marco-oro emesso del rentenmark aveva ristabilito, anzi, rivalutato il vecchio marco tedesco. Evidentemente, sostenevano i Francesi e i Belgi, la Germania poteva ora pagare i danni, che pretendevano a viva voce. Di conseguenza, fu predisposto un piano di pagamento le riparazioni, anche per facilitare l'evacuazione dei francesi dalla Ruhr.

A tal fine furono istituiti due comitati internazionali che accolsero la proposta del piano Dawes, piano reso pubblico nell'aprile del 1924, di cui l'economista Kindleberger cosi espose: "Il prestito Dawes prevedeva un piano di pagamenti per le riparazioni che iniziava con 1 miliardo di marchi-oro per il primo anno ed arrivava a 2,5 miliardi nel quinto, lasciando un certo margine di variazione se il prezzo dell'oro fosse aumentato o diminuito del 10%. A Berlino venne istituita una Agenzia per le riparazioni, per controllare la finanza pubblica tedesca, la riscossione degli dovuti in marchi e la loro conversione in valuta, con poteri di intervento in caso di difficoltà. La Reichsbank venne riorganizzata per sostenere la nuova valuta tedesca, il reichsmark che aveva sostituito il rentenmark, con un limite obbligatorio di copertura della passività del 40%, tre quarti in oro e un quarto in valuta. Infine era prevista una prima operazione di riciclaggio, un prestito di 800 milioni di reichsmark, da collocare su vari mercati (...).

Il flusso di prestiti esteri da New York verso la Germania per un certo periodo fornì a quest'ultima la valuta necessaria per pagare le riparazioni alla Francia ed alla Gran Bretagna".

Stabilizzato il marco, la riserva aurea e valutaria della Reichsbank che, all'inizio di aprile del 1924, ammontava a 600 milioni di marchi, raggiunse nel 1925 una cifra più che doppia.


LA CARTAMONETA D'EMERGENZA EMESSA DA BANCHE DEGLI EX STATI GERMANICI DURANTE IL PERIODO DELL'IPERINFLAZIONE

• Badische Bank: dai tagli di 10.000 marchi (1/4/1923) si pervenne ai tagli di 500.000 marchi (1/8/1923); 1.000.000 marchi (7/8/1923); 2 miliardi su 20 milioni di marchi (25/9/1923); 100 miliardi di marchi (30/10/1923).

• Bayerische Bank: dai tagli di 20.000 marchi (1/3/1923) si pervenne ai tagli di 20.000 marchi (1/3/1923) si pervenne ai tagli di 50.000 marchi (15/3/1923), 100.000 marchi (15/6/1923), 1 milione di marchi (15/9/1923), 500.000 marchi (18/8/1923), poi la serie di 1 milione, 5 milioni, 25 milioni e 50 milioni di marchi (tutti con data 20/8/1923); 10 milioni di marchi (1 / 9/1923); 1 miliardo di marchi (1/10/1923); 5 miliardi di marchi (18/10/1923); 50 miliardi di marchi (24/10/1923); 500 miliardi su 100 milioni dell'1/8/1923.

• Sachsische Bank: 10. 000 marchi (1/3/1923); 5.000 marchi (12/3/1923); 100.000 marchi (2/7/1923);50.000 marchi (25/7/1923); 5 milioni di marchi (12/8/1923); 500.000 marchi (15/8/1923); 1 milione di marchi (18/8/ 1923); 2 milioni di marchi (1/9/1923); 100 milioni di marchi (1/10/1923); 20 miliardi e 100 miliardi di marchi (20/10/1923); 1 bilione e 10 bilioni di marchi (15/11/1923).

• Wurttembergische Bank: 10.000 marchi (20/2/1923); 500.000 marchi (10/6/1923); 20.000, 100.000 e 1 milione di marchi (15/6/1923); 1 milione, 5 milioni e 100 milioni di marchi (1/8/1923); 10 miliardi di marchi (15/10/1923); 50 miliardi su 100 marchi del 15/12/1918, 500 miliardi (20/11/1923).

 

LA CARTAMONETA DELLA REICHBANKONOTE DURANTE IL PERIODO DELL'IPERINFLAZIONE MONETARIA NEL 1923 E 1924

•1 febbraio 1923: RM 100.000 (effigie di H. Holbein). Si conoscono tre emissioni statali (con doppio numerario verde, con una T nera in doppio e un solo numerario), esiste anche un'emissione privatistica senza la T.

•3 febbraio: RM 10.000 (stampa privatistica poco circolata).

• 20 febbraio: RM 20.000 (stampa di Stato e privatistica realizzata su sette tipi di carta filigranata). Emessi complessivamente 10.996.000 esemplari; RM 1 milione (stampa privatistica su carta filigranata ad uncini sparsi e stampa di stato sucarta filigranata onde trasversali). Emessi complessivamente 2.820.000 esemplari.

• 15 marzo: RM 5.000 (effigie di H. Holbein). Stampa di Stato poco circolata.

• 1 maggio: RM 500.000 (stampa di Stato e privatistica).

• 1 giugno: RM 5 milioni (stampa di Stato).

• 23 luglio: RM 2 milioni (stampa privatistica). Si conoscono esemplari con errore: Zwei Mulionen anziché di Zwei Millionen.

•25 luglio: RM 100.0000 (stampa privatistica); RM 500.000 (stampa di Stato e privatistica); RM 1 milione (stampa di Stato e privatistica); RM 1 milione (tipologia del RM 20.000 del 20 febbraio 1923 di stampa privatistica); RM 5 milioni (emissione di Stato); RM 10 milioni (emissione di Stato); RM 20 milioni (emissione di Stato e privatistica); RM 50 milioni (emissione di Stato e privatistica).

• 9 agosto: RM 50.000 milioni) (emissione privatistica) ;RM 200.000 emissione privatistica (con e senza la sigla dello stampatore); RM 1 milione (stampa di Stato e privatistica); RM 2 milioni (stampa di Stato e privatistica: quest'ultima anche senza serie e stampata su cinque tipi di carta filigranata). Emessi complessivamente 12.114.000 esemplari.

• 20 agosto: RM 5 milioni (stampa di Stato e privatistica).

• 22 agosto: RM 10 milioni (stampa privatistica su quattro tipi di carta filigranata). Emessi 21.457.000 esemplari; RM 100 milioni (stampa di Stato su due tipi di carta filigranata; stampa privatistica su cinque tipi di carta filigranata e con varianti di colore nelle sigle degli stampatori). Emessi complessivamente 5.262.000 esemplari.

• 1 settembre: RM 20 milioni (stampa privatistica su sei tipi di carta filigranata). Emessi I .370.000 esemplari; RM 50 milioni (stampa privatistica su sei tipi di carta filigranata e con varianti nei colori delle sigle). Emessi 8.690.000 esemplari; RM 500 milioni (stampa di Stato; stampa privatistica Su sei tipi di carta filigranata con varianti nei colori delle sigle). Emessi complessivamente 6.960.000) esemplari.

• 5 settembre: RM 1 miliardo (stampa di Stato e privatistica).

• 10 settembre: R.M 5 miliardi (stampa di Stato privatistica). RM 1 miliardo su RM 1000 del 15 febbraio 1922 (soprastampa di Stato e privatistica con varianti nelle sigle degli stampatori privati).

• 15 settembre: RM 10 miliardi (stampa di Stato e privatistica).

• 1 ottobre: RM 10 miliardi (altra tipologia di sola stampa privatistica su cinque tipi di carta filigranata). Emessi 7.812.000 esemplari; RM 20 (stampa privatistica su cinque tipi di carta filigranata). Emessi6.982.500 esemplari su due tipologie di cui una con scritta del valore sul lato verticale destro, l'altro su quello sinistro.

• 10 ottobre: RM miliardi (stampa di Stato e stampa privatistica: quest'ultima con varianti nelle sigle degli stampatori).

• 15 Ottobre: RM 200 miliardi (stampa privatistica su cinque tipi di carta filigranata con varianti nelle sigle). Emessi 6.018.000 esemplari.

• 20 Ottobre: RM 1 miliardo (stampa privatistica); RM 5 miliardi (stampa privatistica con varianti); RM 500 miliardi su biglietti da RM 5.000 del 15 marzo 1923 (stampa di Stato e privatistica).

• 26 ottobre: RM 50 miliardi (stampa privatistica con varianti); RM 100 miliardi (stampa privatistica); RM 500 miliardi (stampa di Stato e privatistica): RM 100 bilioni (stampa di Stato e privatistica).

• 1 novembre: RM I bilione (stampa di Stato e privatistica); RM 5 bilioni (stampa di Stato e privatistica); RM 10 bilioni (stampa di Stato e privatistica, quest'ultima con varianti nei colori delle sigle); RM 10 bilioni (altra tipologia privatistica). Emessi complessivamente nelle due tipologie 2.144.000 esemplari.

• 5 novembre: RM miliardi (stampa privatistica); RM 1 bilione (stampa di Stato e privatistica); RM 2 bilioni (stampa privatistica con varianti).

•7 novembre: RM 5 bilioni (stampa di Stato e privatistica con varianti).

• 1 gennaio 1924: RM 10 bilioni (stampa di Stato serie A-Q).

•5 febbraio: RM 20 bilioni (Stampa di Stato serie A-C).

• 10 febbraio: RM 50 bilioni (stampa di Stato serie A).

• 15 febbraio: RM bilioni (stampa di Stato serie A).

• 15 marzo: RM 5 milioni (stampa di Stato serie A-F),

Le stampe di stato sono identificate dalla medesima tipologia delle serie alfanumeriche. Le Stampe privatistiche hanno le serie alfanumeriche o solo alfabetiche realizzate con tipologie di stampa diverse da quelle statali.


 

LA SVOTAZIONE MONETARIA AUSTRIACA

È da premettere che, alla fine del 1917, sommosse popolari contro il governo per porre fine alla guerra avevano sconvolto gli alti gradi della gerarchia statale.

Cosi annota G. Horstenau del servizio stampa e del servizio politico al Comando Supremo delle forze armate austro-ungariche):

"La miseria era aumentata in misura insopportabile.

Già all'inizio del 1918 la popolazione delle zone montane e industriali in Austria aveva dovuto accontentarsi d'una razione settimanale di farina di 110 grammi a testa. Quando l’imperatore visitò, alla fine di marzo, la Boemia tedesca, vide una miseria cosi spaventosa che oltrepassava ogni immaginazione; la fame e il tifo, che ne era la conseguenza, desolavano il Paese. Per di più il sovrano dovette fare la terribile constatazione ch'egli non poteva recare loro neppure il soccorso di un solo vagone di viveri.

L'esercito aveva duramente sofferto la battaglia di giugno nel Veneto e soffriva non meno la decadenza politica ed economica della patria, che non soltanto negava alle sue forze armate ogni conforto morale, ma anche non adempieva più ai suoi obblighi nei riguardi materiali, perché non era più in grado di provvedervi.

Il luglio e l'agosto erano stati per le truppe al fronte due mesi di vera fame. Per molti giorni essi non videro un pezzo di carne, non un grammo di grasso. Dopo il raccolto ci fu un leggero miglioramento, per lo meno un po’ più di pane; tuttavia si diede il caso che interi reparti in pieno assetto disertassero verso la prima linea, perché qui la razione aumentava di qualche grammo.

Nelle trincee del glorioso 82° fanteria si trovò una mattina questo biglietto lasciato da alcuni disertori: 'Finora nessuno di noi é passato al nemico; ma ormai non possiamo più resistere alla fame'".

Si arrivò cosi al 25 Ottobre 1918, allorquando Carlo d'Asburgo telegrafò a Guglielmo II di Germania: "Per quanto ingrato, il mio dovere é di farti sapere che il mio popolo né vuole né può ormai più continuare la guerra. Io non ho nessun diritto di oppormi a questa sua volontà (…). Perciò io ti comunico che ho irrevocabilmente deciso di chiedere entro 24 ore una pace separata e un immediato armistizio. Altro posso; la mia coscienza di sovrano mi comanda di agire cosi".

Cosi si alla resa del 4 novembre 1918, anche se Guglielmo II cosi rispose a Carlo: "La tua intenzione di offrire ai nostri avversari una pace separata mi ha dolorosamente colpito. Realizzando quest'idea, tu faciliteresti il piano dei nostri nemici, che é di sottomettere più comodamente i nostri Paesi allo loro volontà, mediante Io scioglimento della nostra alleanza, e di raggiungere per questa via i loro scopi anti,monarchici (…). Ti prego perciò vivamente di desistere da ogni passo, che suscitare l'impressione di un disaccordo fra di noi". Segui la resa dell'Austria-Ungheria l'11 novembre 1918.

Da quanto sopra si rileva che l'Austria già soffriva economicamente. Nel settore monetario la produzione di monete coniate dalle zecche dell’impero si era dimostrata, peraltro, inidonea alle esigenze del circolante essendo cosi costituita:

• da 1heller (rame-zinco) datate dal 1914 al 1916.

• da 2 heller (rame-zinco) datate dal 1914 al 1918.

• da 10 heller (rame-zinco-nichel) datate 1915 e 1916.

• da 20 heller (nichel) datate 1914, nonché da 20 heller (ferro) datate dal 1916 al 1918.

• da 1 corona (argento) datate dal 1914 al 1916.

 

Per l'Ungheria circolavano altre monetine espresse in filler e corone:

• da I e 2 filler (rame-zinco) datate 1914 e 1914, nonché da 2 filler (ferro) datate dal1916 al 1918.

• da 10 filler (nichel) datate 1914, seguite dal conio riformato (rame-zinco-nichel) con datazioni dal 1915 al 1920, nonché in lega riformata (ferro) dal 1914 al 1916.

• da 20 filler (nichel) datate 1914 e da (ferro) datate dal 1916 al 1921.

• da 1 e 2 corone (argento 835/ ) datate dal 1914 al 1916.

Da quanto sopra si evince come la crisi economica abbia colpito l'intero apparatostatale ricorrendo ad utilizzare leghe povere per assicurare il nichel necessario alla macchina bellica.

Nel settore della cartamoneta, solo dal 18 novembre 1918, cioè nei giorni che seguirono la resa, si ebbe un'emittenza di un milione di corone da parte della Banca centrale austro-ungarica: trattasi di buoni di cassa realizzati su carta bianca che continuarono ad essere emessi, in tagli inferiori, sino al 31 dicembre 1921.

Ma, quando, con il precipitare dell'economia tedesca l'Austria risentì dell'Anschluss alla Germania votata dall'Assemblea costituente austriaca il 16 febbraio 1919 e la cartamoneta dell'ex Banca centrale Austro- ungarica fu soprastampata con la legenda Deutschosterreich, la crisi economico-monetaria divenne insostenibile.

Da qui, lo Stato, non potendo più garantire il piccolo circolante monetario, autorizzò i comuni ad emettere una miriade di notgeld, alla maniera tedesca, comunque meno policromi e più realistici alla realtà economica di quel periodo.

In quanto alla cartamonetazione, la nuova Banca nazionale, in clima di inflazione, emise, in data 2 gennaio 1924 tagli da 10.000 corone, mentre tagli da 1 milione di corone, datati 1 luglio 1924 non furono posti in circolazione poichè nel frattempo il governo decretò la riforma monetaria, per cui a 10.000 corone corrispose la nuova valuta austriaca, lo scellino.

Di conseguenza, il 2 gennaio 1925 si ebbe la prima emissione cartacea da uno scellino (diviso in groschen ed equiparato a 10.000 corone svalutate), emissione seguita da tagli da 5 a 1.000 scellini.

L'Ungheria subì sorte diversa. Con la pace del Trianon (1919) perdette grandi territori , ma rimase formalmente un regno sotto la reggenza di N. Horthy, sia pur di breve durata. Poiché al problema politico si aggiunse quello economico, rappresentato dall'eccedenza della popolazione impiegata nell' agricoltura, il governo passò per un breve periodo nelle mani del comunismo, poi tornò ad un indirizzo politico conservatore espresso dal Partito dell'unione magiara.

Nel circolante cartamonetario, i primi sintomi della svalutazione si identificano in un progetto di emittenza, da parte del servizio bancario postale (Hungarian post office saving bank), di tagli da 10 milioni di corone con datazione 1 maggio 1921, emissione non andata a termine per l'intervento del Ministero delle finanze che, dopo una serie di cartamoneta emessa dal 1920, pervenne, dal 1 maggio 1923, ad emittenza di 50.000 corone, per attuare, in data 1° luglio successivo, una serie di 5000, 10.000, 25.000, e500.000 e 1.000.000 di corone.

Solo nel 1925, la riforma monetaria sostituì la corona ungherese con il pengo, diviso in 100 filler, parificato a 12.500 corone, per cui fu emessa una serie di banconote che soprastampò in filler e pengo le emissioni svalutate già emesse in corone.

Così si ottennero i seguenti tagli:

  • 8 filler su 1.000 corone,
  • 40 filler su 5.000 corone,
  • 80 filler su 10.000 corone,
  • 2 pengo su 25.000 corone,
  • 4 pengo su 50.000 corone,
  • 8 pengo su 100.000 corone,
  • 40 pengo su 500.000 corone
  • 80 pengo su 1.000.000 di corone (Pick 81/88).

Nel 1926 sarà costituito il nuovo istituto bancario di emissione, il Magiar nemzeti bank.

 

Conclusioni

Sperando che questo articolo dedicato a scoprire la storia della svalutazione monetaria della Repubblica di Weimar sia stato di vostro interesse, restiamo in attesa delle vostre opinioni.

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