INFLAZIONE, DEBITO e TASSI? Nel 2030 l’ORO oltre i 7.000 dollari l’oncia
Data: venerdì 31 luglio 2020

In questo articolo ci occuperemo di un aspetto legato ai metalli preziosi da investimento poco conosciuto, ma di grande importanza per comprendere le potenzialità future dell’oro.

Negli Stati Uniti, e quindi nel resto del mondo, fin dalla creazione della Federal Reserve nel 1913, il mercato azionario ha sovraperformato l'oro in modo significativo. In altre parole, il metallo prezioso ha reso molto di più delle aspettative e dell’andamento medio dei titoli azionari e obbligazionari. 

Per fare qualche esempio, secondo i dati globali elaborati dal World Gold Council, nella prima metà del 2020 il petrolio ha perso quasi il 59%, l’indice delle materie prime circa il 21%, l’S&P 500 quasi il 5%. Viceversa, l’oro ha fatto segnare un +17% facendo molto meglio dell’indice Nasdaq dei titoli tecnologici, che pure è salito di oltre il 10% nel primo semestre.

Attraverso il proprio sistema monetario basato sul debito, in analogia a quanto accade in tutti  paesi, la Fed facilita infatti l'estensione del credito a beneficio sproporzionato di attività come azioni e obbligazioni.

Durante ciascun ciclo di credito, i prezzi dell'argento e dell'oro perdono spesso valore rispetto alle azioni e alle materie prime. In altre parole, gonfiare l'offerta di valuta (creando inflazione) non giova all'oro rispetto alla maggior parte delle altre attività finanziare come le azioni.

Ma in ogni ciclo, da un certo punto in poi, l’oro inizia a recuperare. Ciò avviene normalmente dopo significativi picchi di borsa. Ciò avvenne dopo i picchi negativi del Dow Jones del 1929, del 1966 e del 2007 e sta avvenendo anche dopo il crollo del febbraio 2020.

Le politiche di debito stanno praticamente all’ opposto dell’oro, in modo pressoché matematico e oggi, in piena crisi coronavirus, siamo proprio all'inizio di un nuovo "recupero", con l’oro che nei prossimi anni – essendo il debito Usa e quello mondiale ai massimi di tutti i tempi, e destinato ad aumentare ancora – offre secondo gli esperti delle prospettive incredibili.

In termini di tassi di interesse (o debito), l’oro – pur vicino massimi storici come quotazione assoluta in dollari o in euro – è in realtà ai minimi reali. Il prezzo dell’oro, inoltre, è stato a lungo mantenuto artificialmente basso e potrà recuperare quanto non ancora raggiunto a causa di un secolo di abuso monetario. 

Tenuto conto dei tassi e delle previsioni di inflazione sul lungo termine, l’analista Charlie Morris ha di recente calcolato, nella rivista “The Alchemist” della London Bullion Market Association, che nel 2030 l’oro potrebbe passare dagli attuali circa 1.800 a circa 7.400 dollari l’oncia con un premio reale, al netto dell’inflazione e delle variazioni dei tassi d’interesse, del 21%.


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